Francia 1938. L’Italia è chiamata a difendere il titolo mondiale, ma fuori dal campo l’Europa è sull’orlo del collasso. Io sono Voceo Off e ti porto dentro la storia dei mondiali di calcio. >> >> Nel 1938 il mondo vive un periodo di forte tensione e incertezza. L’Europa è attraversata dall’ascesa dei regimi totalitari e si avvicina sempre di più al baratro della guerra.
In questo clima teso la Francia si aggiudica all’organizzazione del mondiale del 1938. Anche questa volta ci sono le eliminatorie e le nazionali. Interessate a partecipare sono 37. Prima di iniziare vi ricordo di iscrivervi al canale, lasciare un like e un commento se il video vi è piaciuto, perché a voi non costa niente, ma per il futuro del canale è fondamentale, altrimenti l’algoritmo continua a ignorarmi e soprattutto attivate la campanella per non perdervi tutte le storie che vi porterò. E vi ricordo che ho anche un
altro canale dove vi racconto storie di cinema e faccio recensioni di film brutti. >> >> C’è però una novità che durerà per diverse edizioni. Per la prima volta il paese ospitante e il paese detentore del titolo sono qualificati di diritto. Le altre, come nell’edizione precedente, vengono divise in 12 gironi.
Tra le nazionali che si affacciano a questa nuova edizione c’è una grande sorpresa, le indie orientali olandesi, che sarebbe l’attuale Indonesia. Le Indie orientali olandesi vengono accoppiate al Giappone, ma il Giappone rinunciò alle qualificazioni perché era già impegnato nella seconda guerra sino giapponese, preferendo quindi destinare ogni risorsa allo sforzo bellico e di conseguenza le indie orientali olandesi sono ufficialmente la prima nazionale asiatica a partecipare a un mondiale.
In Sud America la situazione si complica sempre di più. L’Uruguay, vabbè, ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, sta ancora lì a lucidare la coppa delle ali dorate e preferisce saltare pure questa edizione, ma a saltare le qualificazioni è a sorpresa l’Argentina. dopo aver sfiorato la vittoria nella prima edizione, tant’è che aveva chiuso in vantaggio il primo tempo della finale e alla seconda edizione ha inviato una selezione di giovani dilettanti in segno di protesta per il fatto che i club europei avevano
saccheggiato il loro parco giocatori e questa volta invece protestano per il fatto che come d’ accordi iniziali la FIFA aveva promesso che i mondiali si sarebbero svolti una volta in America e una volta in Europa e per questa edizione si aspettavano di organizzarlo loro. Ma nel 1936 le federazioni chiamate a votare preferirono la Francia all’Argentina e di conseguenza l’Argentina l’ha presa sul personale.
A presentarsi al terzo mondiale consecutivo invece il Brasile che come nell’edizione italiana ci arriva senza dover scendere in campo. In Nord America si presentarono sette nazionali per un posto solo. Ma anziché fare il bordello dell’edizione precedente con la qualificazione che mi son preso la libertà di chiamare pesce grande mangia pesce piccolo, questa volta fanno come quelli che a Pasquetta ti dicono che vengono e poi all’ultimo ti dicono che non vengono più e si ritirano tutte lasciando Cuba come unica

nazionale a rappresentare il Nord America. C’è da dire che la FIFA non prese benissimo il fatto di perdere due nazionali che avevano partecipato alle prime due edizioni, ossia Argentina e Stati Uniti. Provarono a convincerle proponendo di fare spareggi con Cuba e indie orientali olandesi, ma niente. Pensate alle povere indie orientali olandesi, come si saranno sentite.
>> Uno c’ha la soluzione davanti agli occhi e non se ne avvede. Giovanni, non è che conosci qualcuno, un amico, un parente. >> Anche in questa edizione il format concepito sugli scontri diretti e il Brasile è il favorito per la vittoria. In quel periodo le cronache sportive avevano pompato molto la nazionale brasiliana e il suo giocatore più rappresentativo era il fuoriclasse Leonidas.
>> >> funambolo, forte fisicamente e finalizzatore eccezionale. Ma non solo Leonidas, c’era anche Domingos da Guglia, forte difensore, gran fisico, aveva giocato sia in Uruguay che in Argentina con il Boca. Il gioco del Brasile era un gioco più moderno, fatto di possesso palla, passaggi corti, dribbling e un atteggiamento super offensivo.
Il Brasile esordisce con la Polonia. La sua stella era Ernest Willyomski, calciatore tedesco naturalizzato polacco. Giocava anche ad hockei, forte fisicamente e veloce. In carriera segnerà oltre 500 gol. Nel primo tempo sembra non esserci storia. Il Brasile conferma le aspettative e chiude il primo tempo sul 3-0, ma la Polonia dimostra che al Mondiale non c’è finita per caso e infatti riesce a pareggiare 3-3.
Il Brasile ritorna in vantaggio, ma la Polonia è indomabile e si porta sul 4-4. Le squadre vanno ai supplementari e qui si scatena Leonidas. Segna due gol. Willyomski segna ancora, ma non c’è più tempo e finisce 6-5 per la gioia dei tifosi e dello spettacolo. E Willy Momski sarà il primo attaccante della storia dei mondiali a segnare quattro gol in una singola partita.
La Francia è una seria candidata, è paese ospitante e visto che finora chi ha ospitato ha vinto il mondiale, le aspettative sono alte, anche perché i BL fino a quel momento vengono da ben 10 partite senza sconfitte. I galletti sono un’ottima squadra, c’è Etien Matler, difensore capitano della nazionale, e al suo terzo mondiale consecutivo, un monumento del calcio francese di quel periodo.
E pensare che voleva fare il ciclista, ma dopo che suo fratello perse la vita in un incidente proprio durante una gara di ciclismo, cambiò sport. C’è l’oriundo Raul di Agnè, difensore di origine senegalese e primo giocatore nero della storia dei Blu. >> >> La Cecoslovacchia è ancora una temibile concorrente.
Sono cambiati molti giocatori della nazionale viceccampione del mondo, ma in porta c’è ancora il monumento Planicka. Un’altra reduce del mondiale precedente candidata a vincere è l’Ungheria, sempre guidata dalle due stelle Gorge Sarosi e Ghiula Zengeler. Finita la seconda guerra mondiale, entrambi fuggiranno in Italia.
Sarosi farà l’allenatore di diversi club italiani e Zengler giocherà nella Roma e nell’Ancona. L’Italia di Pozzu, alla faccia di quelli che dicevano che l’avevano fatta vincere perché Mussolini era il padrone del mondo. Ma si sa, le dicerie sono più facili da far circolare e la gente ha la tendenza di memorizzare le chiacchiere e non di certo ad andarsi a documentare sia mai.
E così dopo il mondiale del 34 ha vinto anche le Olimpiadi e nel frattempo molti giocatori del 34 non vestono più la maglia azzurra, anzi di quelli del 34 erano rimasti solamente in quattro: Guido Masetti, Eraldo Monzellio, Giovanni Ferrari e Peppin Meazza. Non c’è più la storica difesa Combi Rosetta Caligaris che vengono sostituiti dai due juventini Pietro Rava e Alfredo Foni e quindi questa volta Carlo Ceresoli che aveva mancato il mondiale precedente per un infortunio al braccio prima dell’inizio del mondiale italiano è pronto a riprendersi la porta azzurra
che nella partita del suo tanto atteso ritorno ha pure parato un rigore agli inglesi in un amichevole di lusso. Ah, anche questa volta un infortunio prima del debutto al Mondiale li rovina i piani e di conseguenza anche questa volta in porta ci va un altro. Aldo Olivieri, portiere della Lucchese, detto il gatto magico.
Anche Olivieri ha una storia complicata. >> >> era un grandissimo portiere, ma proprio quando la sua carriera stava per decollare, nel 1934 subisce un grave infortunio. Una frattura al cranio resta fermo un anno, ma poi, contro il parere dei medici decide di tornare a giocare a calcio. Pur di giocare, accetta di scendere di categoria e va a giocare alla Lucchese in Serie B, portando la sua squadra in Serie A e facendosi notare da Pozzu.
Un altro giocatore simbolo di questa nazionale è Gino Colaussi della Triestina, veloce e instancabile ala sinistra che arava la fascia per tutta la partita. L’oriundo di questa edizione è Michele Andreolo, uruguaggio che gioca nel fortissimo Bologna. >> >> Per evidenziare la forza dalla nazionale italiana basti pensare che già all’immenso Peppin Meazza in questa nazionale ha prodato anche Silvio Piola.
Se Meazza è ancora oggi uno dei più grandi cannonieri della nostra storia, Silvio Piola, nonostante abbiano aumentato le partite e negli ultimi 15 anni abbiano reso i difensori dei manichini sui pattini, in Serie A è ancora lì in alto con i suoi 274 gol. >> >> L’Italia, sempre perché secondo alcuni grandi esperti di calcio, è stata tanto avvantaggiata nel mondiale casalingo, questa volta ha un nemico in più, i tifosi.
Con la guerra in Etiopia l’Italia ha rovinato i rapporti con la Francia e a causa del regime molti antifascisti sono scappati oltrealpe e di conseguenza la nazionale italiana si ritroverà a giocare tutte le partite di questo mondiale, sempre tra i fischi da parte degli avversari di turno, dei francesi e degli stessi italiani.
La prima partita dell’Italia contro la Norvegia che ultimamente è diventato il nostro incubo peggiore. Alle Olimpiadi del 36 la Norvegia si è piazzata al terzo posto. Gli scandinavi non sono tecnicamente più forti dell’Italia, ma sul piano fisico sì e infatti impostano la partita proprio su questo.
La partita è tiratissima e a tenerci in corsa è proprio Olivieri con le sue parate decisive, ma nei tempi supplementari Piola trova il gol vittoria. Il pericolo di una clamorosa debackle è scongiurato e Pozzo stesso dichiara che una partita così non può che fare bene alla coesione del gruppo. La grande sorpresa di questo inizio mondiale è Cuba.
Ci si aspettava una sconfitta pesante contro la Romania che non è uno squadrone, ma è pur sempre una nazionale che ha già esperienza internazionale e invece dopo una prima partita finita 3-3 Cuba si impone nel replay per 2-1. Tra lo stupore generale, in un angolo, nel tabellone potete notare una squadra che questa volta non sarà tra le candidate a vincere il mondiale e non perché abbia perso valore, semplicemente non esiste più.
Certo, si è qualificata battendo la Lettonia, ma nel marzo del 1938, a pochi mesi dall’inizio del torneo, l’Austria viene annessa alla Germania nazista. Adolf Hitler hastuito l’unlus e l’Austria viene trasformata in territorio tedesco, Lost Mark. I giocatori austriaci vengono obbligati a giocare con la nazionale tedesca e il Wunder Team viene sciolto e non partecipa al Mondiale e la Svezia di conseguenza passa il turno senza scendere in campo.
Nell’altro ottavo, arbitrato da una nostra vecchia conoscenza, il signor Langenus, c’è l’incontro Germania-Svizzera. I nazisti, forti dagli innesti del Wunder Team, hanno tutte le carte in regola per arrivare in fondo alla competizione. Eppure il bello del calcio è proprio questo. A sorpresa la Svizzera che in difesa ha l’ottimo Severino Minelli, di chiare origini italiane, tanto bravo che Vittorio Pozzo ha provato a portarlo nella sua nazionale, riesce a inchiodare il risultato sull’1-1 e come da regolamento
dell’epoca, dopo i supplementari la partita si deve rigiocare. Nel replay la Germania va subito sul 2-0, ma il bomber a Beglin si scatena e la Svizzera rifila quattro gol alla razza superiore che torna a casa. Ai quarti di finale l’Italia affronta i padroni di casa, la Francia. L’Italia è ovviamente sommersa dai fischi e l’Italia fa qualcosa per rendersi simpatica? Beh, l’Italia da qualche anno ha introdotto un nuovo kit, un kit che ha utilizzato durante le Olimpiadi del 36, ossia la maglia nera.
È un chiaro ordine del governo per omaggiare le camici nere. E quale migliore occasione per rispolverare la maglia nera se non nella partita contro i francesi? Il tifo francese e italiano antifascista riempie di fischi la nazionale che ai fischi risponde con un saluto romano. Non so quanto sti ragazzi avessero realmente idee politiche fasciste o se fosse solo un modo per rispondere agli insulti, ma non fu una mossa proprio intelligente, visto che, come ho già detto nel video precedente, ancora oggi è una nazionale che non viene quasi mai
ricordata con affetto. Ma polemiche a parte, l’Italia dominò la partita e chiuse la pratica con i padroni di casa per 3-1. e potere del calcio tra gli applausi. Altro scontro di cartello è Brasile Cecoslovacchia. Il Brasile, come nella partita contro la Polonia, risulta subito più forte. Il suo gioco è di un altro livello e passa in vantaggio, ma la Cecoslovacchia ha dà la sua la forza fisica e così la mette sulla rissa.
La partita viene ricordata come la battaglia di Bordeaux. Ci sono tanti falli, botte, risse, infortuni e ben tre espulsioni. Planicka addirittura si rompe un braccio. La partita finisce 1-1. Nel replay la Cecoslovacchia questa volta prova ad imporsi sul piano tecnico, ma si rivela un suicidio, perde e viene eliminata. Ma anche qui, comunque, non mancano le polemiche.
Sul primo gol del Brasile i Cecoslovacchi affermano che il gol sia viziato da fuorigioco. Si arriva alle semifinali. La semifinale più singolare è quella tra Svezia e Ungheria. L’Ungheria ha avuto un cammino semplice, facilitato da un tabellone davvero benevolo. Ha affrontato le indie orientali olandesi, la modesta Svizzera fino ad incontrare la Svezia ancor più fortunata.
E poi Cuba, sorpresa del torneo, ma squadra comunque alla sua portata e infatti l’Ungheria a vita facile, vince 5-1 e va in finale. L’altra semifinale invece è tutt’altro che semplice. Da quest’altra parte del tabellone si sono concentrate le squadre più forti. Questa è la prima di una lunga serie di battaglie tra Italia e Brasile.
Una buona notizia per l’Italia, anche se ovviamente i detrattori anche qui hanno fatto 1ille cospirazioni sulla Mussolini League. Il bomber Leonidas non è della partita. Leonidas in realtà l’avevano riempito di botte nei quarti e quindi non era disponibile. È >> tellement s della vittoria che l’hai reposer >> e soprattutto come riporta il radiocronista della partita, il CT del Brasile l’ha voluto tenere a riposo in vista della finale, ha però sottovalutato l’Italia che si rivela una schiaccia sassi. Con la Usussi e Meazza
stendono il Brasile e l’Italia è nuovamente in finale. Colomb, 19 giugno 1938, finale del Mondiale di calcio. Si gioca nello stadio Ivdium Manois, stadio che verrà utilizzato per il film Fuga per la vittoria. Italia e Ungheria sono pronte a giocare la finale. >> La partita ha inizio.
Lo stadio è tutto schierato per l’Ungheria, ma dopo 6 minuti segna con la Uussi. >> >> 2 minuti dopo pareggia subito l’Ungheria, ma a differenza di quanto si legge sul tabellino dei marcatori, è tutt’altro che una partita alla pari. L’Italia è nettamente superiore. Prima Piola e poi Colaussi chiudono il primo tempo sul 3-1.
L’Italia domina anche il secondo tempo, nonostante l’Ungheria trovi il gol del 3-2, l’Italia è padrona del campo e Piola segna il gol del 4-2 che chiude definitivamente l’incontro. L’Italia è di nuovo campione del mondo e i tifosi, di fronte a tanto strapotere, non possono che applaudire i campioni del mondo. Ormai il mondiale di calcio è lontano dall’incerto torneo di Montevideo, dove bisognava accordarsi pure su quale pallone usare.
È ormai un torneo di interesse internazionale e sempre più nazioni vogliono partecipare e rincorrere il sogno di vincere la coppa della Dea Alata e tutti non vedono l’ora che arrivi l’edizione del 1942. Lo vuole l’Italia per difendere il titolo e vincerlo per la terza volta consecutiva, visto che Pozo ha rinnovato la squadra ed è così giovane che potrebbe provare a vincerlo ancora.
>> >> Vogliono riprovarci Ungheria e Cecoslovacchia. Lo vuole il Brasile che ha capito che può sognare in grande e lo vuole la Germania. La finale del 38 chiude un primo capitolo di questo giovane torneo. Finisce un’era calcistica. Non rivedremo mai più quelle stelle. Noi oggi non ci rendiamo conto di quello che è successo.
Certo, di fronte ad una catastrofe come una guerra mondiale, il calcio è inevitabile che passi in secondo piano. Ma proviamo a concentrarci solo sul pianeta calcio. È un vero e proprio buco nero. Immaginate di vivere in un periodo calcistico dove tutte le stelle del calcio che conoscete, che amate, che idolatrate, improvvisamente dovessero sparire nel nulla.
All’improvviso non le vedrete mai più, probabilmente non ne sentirete più parlare per anni. Successe esattamente questo. All’apice della storia del campionato mondiale. Neazza, Piola, Leonidas, Planicka, Sarosi, non li abbiamo più visti giocare a un mondiale e già questa edizione ci aveva dato un piccolo segnale.
Il Wunder Team, la squadra più bella del mondo, è sparita. La sua stella più luminosa, Sindelar, che fine ha fatto? Come già detto, l’Austria viene cancellata e trasformata in Nostmark, territorio della Germania nazista. La Germania organizza la cosiddetta partita della riunificazione, ossia una vera e propria partita di addio al Wunder Team.

È un passaggio ufficiale alla nazionale tedesca. La Gestapo permette all’Austria di giocare con la maglia rossa e i pantaloncini bianchi, i colori che ricordano la bandiera dell’Austria, ma impongono al Wunder Team di pareggiare. Sindelar, di origine ebraica e capitano, gioca una delle sue migliori partite in carriera, umilia gli avversari e segna il gol dall’1-0, andando ad esultare sotto la tribuna dei gerarchi nazisti.
La partita finirà 2-0. Da protocollo il Wunder Team doveva andare a salutare le autorità naziste con il tipico saluto. Il saluto lo fecero tutti, tranne Mattias Sindelar. Dopo quella partita, Sindelar fu ovviamente convocato dalla nazionale tedesca che aveva il grande obiettivo di primeggiare al mondiale francese, ma Sindelar si rifiutò di vestire la maglia della Germania.
Qualche mese dopo, nel gennaio del 1939, Sindelar fu trovato morto nel suo appartamento di fianco alla sua fidanzata Camilla Castagnola, italiana e di religione ebraica. Il decesso fu attribuito a una fuga di gas con conseguente avvelenamento da monossido di carbonio, ma restano tanti misteri sulla morte di Mattia Sindelar e di Camilla Castagnola.
>> >> Prima di darvi appuntamento al prossimo episodio, ci tengo però a fare una considerazione. Come già detto, qui finisce un primo capitolo della storia dei mondiali di calcio, però questo non significa un calcio inferiore a quello moderno. Sento spesso fare paragoni, calciatori che oggi non giocherebbero in questo calcio o al contrario i giocatori di oggi farebbero tribuna a quelli del passato.
Dico una cosa banale, non c’è la controprova e ogni calciatore che ha fatto la storia della sua epoca merita rispetto, soprattutto quelli dei primi decenni, perché innanzitutto senza questi pionieri oggi il calcio non esisterebbe o sarebbe uno sport minore. Vi lascio con questo interrogativo. Siamo proprio sicuri che il calcio di iniziove fosse così inferiore a quello moderno? Un calcio dove non esistevano sostituzioni, dove un calciatore non era coccolato seguito da staff medici e società milionarie, dove il pallone era pesante e complicato da gestire, dove i
calciatori subivano minacce di morte da tifosi, eserciti, uomini di potere, dove i calciatori erano famosi per essere picchiatori e dove prendere calci e pugni durante una partita faceva parte del gioco. Quel calcio era così più facile di quello di oggi. Sì. >> >> เ