Pierre dietro l’arco. >> Benvenuti a Voce. Storie di calcio. In questo episodio vi parlo del primo mondiale di calcio, Uruguay 30. E se ve lo siete perso, nell’episodio precedente di questa rubrica vi ho raccontato di come questa manifestazione sia nata. Prima di iniziare vi ricordo di iscrivervi al canale, lasciare un like e un commento se il video vi è piaciuto, perché a voi non costa niente, ma per il futuro del canale è fondamentale, altrimenti l’algoritmo continua a ignorarmi e soprattutto attivate la
campanella per non perdervi tutte le storie che vi porterò. E vi ricordo che ho anche un altro canale dove vi racconto storie di cinema e faccio recensioni di film brutti. Il primo mondiale in Uruguay presenta tutti quegli aneddoti tipici di qualcosa di lontano. Oggi siamo abituati a vedere organizzazioni multimilionarie, sponsor, pubblicità, loghi appiccicati su qualsiasi oggetto nell’anno del mondiale.
Ma quasi 100 anni fa il mondiale di calcio partì in sordina. In Italia non solo avevamo declinato l’invito perché non ce l’avevano fatto organizzare, ma addirittura i giornali lo snobbavano e lo nominarono come il torneo di Montevideo, come se fosse un trofeo Moretti qualsiasi. L’Uruguay si aggiudicò l’organizzazione del torneo, innanzitutto perché si propose di sostenere tutte le spese, tra cui la costruzione dello stadio del centenario, anche se lo stadio sarà ultimato a manifestazione in corso.
Un altro problema che le nazionali trovarono in Uruguay, oltre al viaggio in nave infinito, soprattutto per chi arrivava dal vecchio continente, fu il meteo. Il mondiale si svolgeva in piena estate, a luglio, ma è estate per noi europei. In Uruguay a luglio si è in pieno inverno e immaginate la gioia per i partecipanti europei.
Le nazionali partecipanti furono 13, suddivise in quattro gironi, perché trovare una 14ª nazionale fu praticamente impossibile. La vittoria valeva due punti, cosa che è durata fino al mondiale del 1994, il pareggio un punto e la sconfitta ovviamente niente. Passavano le prime di ogni girone che andavano a formare le due semifinali. Nel girone A c’erano Argentina, Cile, Francia e Messico.
L’Argentina era una nazionale forte ed era particolarmente avvelenata con l’Uruguay. In quell’Argentina c’erano calciatori molto forti, c’era Luis Monti, chiare origini italiane che infatti li consentiranno qualche anno dopo di giocare per la nostra nazionale, ma ne parleremo nel prossimo episodio. Era un difensore centrale, ma giocava anche come mediano incontrista e non era proprio gentile nella sua interpretazione del ruolo e infatti lo chiamavano il macellaio.
Un altro giocatore importante per questa nazionale fu Gmo Stabile, il bomber della nazionale al Celeste e infatti si laureò capocannoniere di questa manifestazione con otto gol in quattro partite. Come tanti suoi compagni di nazionale, era chiaramente di origine italiana e infatti dopo questo mondiale verrà a giocare in Italia prima nel Genoa e poi nel Napoli, anche se non farà benissimo come aveva fatto in Argentina, soprattutto a causa di molti infortuni.

Nello stesso girone fa la sua prima apparizione un’altra nazionale che farà la storia dei mondiali, soprattutto dalla fine degli anni 90, la Francia. Infatti nel primo mondiale non si presenta benissimo. L’unica notizia degna e di nota di questa prima selezione francese sta nel fatto che fu Lucien Laoran l’autore della prima rete della storia dei mondiali nella partita Francia-Messico.
Il girone si concluse con il primo posto dell’Argentina che le valse il passaggio del turno. Nel girone B abbiamo Jugoslavia, Brasile e Bolivia. La Jugoslavia era Jugoslavia solo sulla carta, visto che la federazione aveva deciso che in Uruguay ci sarebbero andati solo giocatori serbi. Nazionale che però fece benissimo, come vedremo.
Tra questi ragazzi c’era Milutin Ivkovic, difensore roccioso ma molto moderno, tant’è che era abilissimo con i piedi, tanto da essere una sorta di regista arretrato dal quale passavano tutti i palloni. lasciò il calcio per intraprendere la carriera da medico, ma con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale difese la sua patria come partigiano fino al 22 maggio del 1943, quando fu arrestato dal regime e giustiziato il mattino seguente.
Un altro nome degno di nota di questa formazione fu il portiere Milovan Jaaksic che dopo la seconda guerra mondiale fu uno dei fondatori della gloriosa Stella Rossa. >> >> In questo girone fa la sua prima apparizione un’altra nazionale fondamentale per il nostro viaggio, il Brasile, che sì, farà solo un’apparizione, visto che la nazionale non farà bene, soprattutto perché per dissapori interni tra le federazioni brasiliane, che all’epoca erano divise tra Rio e San Paolo, si decise di inviare solamente i giocatori di parte
carioca, escludendo i paulisti. Tra i giocatori presenti al Mondiale che si salvarono per la loro bravura ci sono Preghinho che segnò tutti e tre i gol del Brasile al Mondiale e Fausto Dos Santos che era un centrocampista con un buon fisico e una tecnica da calcio del futuro. La palma della nazionale più paracula della storia dei mondiali viene assegnata già alla prima edizione dei mondiali e ad aggiudicarsela è la Bolivia.
La Bolivia è una squadra scarsa, le perde tutte, ma in campo si presenta così, con le lettere sulla maglia che formano la frase “Viva Uruguay”. Ma le stranezze della Bolivia non finiscono qui. Il CT della Bolivia, Ulises Sausedo, ricoprì tre ruoli in questo mondiale. CT della Bolivia, ovviamente arbitrò Argentina-Messico, non so se fu bravo, ma assegnò cinque calci di rigore in una partita e in ben cinque partite fece il guardalinee.
Il secondo girone si conclude così. Jugoslavia in semifinale con due vittorie, Brasile eliminato con soli due punti e Bolivia a stirare le magliette di viva Uruguay. Il girone C è quello dei padroni di casa dell’Uruguay. Come già abbondantemente raccontato nell’episodio precedente, l’Uruguay in quel momento si considera la squadra più forte del mondo perché ha vinto due Olimpiadi consecutive.
In difesa a José Nasazzi, di giorno scolpitore di marmo e la sera terzino destro e difensore centrale che ha vinto tutto quello che c’era da vincere. ha vinto quattro Coppe America e due Olimpiadi. In quel momento era praticamente il difensore più forte del mondo, dato il suo fisico possente. Lo chiamavano il terribile o anche il gran maresciallo, quindi pure questo aveva poco a che fare con i difensori odierni che purtroppo e hanno problemi con la forza di gravità.
In attacco c’erano altri talenti e sì, perché all’epoca lo schema più utilizzato era il 235. Hector Scarone, che ha giocato anche in Italia, ha la tarchiata, ma agile e molto tecnica. Pedro Sea, uno dei migliori calciatori della storia uruguagia e che aveva una caratteristica ad altri tempi. Nei club giocava con il Basco, giusto per farvi capire il personaggio.
E sempre per sottolineare le caratteristiche di un calcio romantico e lontano, Hector Castro. soprannominato Il divino Manco, attaccante che ebbe una grande carriera nonostante all’età di 13 anni, perse una mano mentre al lavoro utilizzava una sega elettrica. Disabilità che però non lo fermò e gli permise di arrivare a quel mondiale con un curriculum già di tutto rispetto, costituito da un oro olimpico e due Cope America.
Tra i pali c’era Enrique Bagliestero che fu un ottimo portiere, ma in realtà il titolare doveva essere Andres Masali, considerato uno dei portieri più forti del mondo e che aveva già difeso i pali nelle due Olimpiadi vinte, ma una notte Masali decise di uscire senza permesso scappando da ritiro dalla nazionale e il CT Alberto Suppici, trentunenne allenatore della nazionale record, imbattuto ancora oggi come allenatore più giovane della storia dei mondiali, nonché allenatore più giovane ad aver vinto un mondiale,
decise di estromettere Masali e promuovere Bagliestrero a titolare e con autorità e bel gioco che a differenza delle altre nazionali che andavano tutte l’attacco su Pici costruì un gioco sì offensivo ma anche ragionato, dando importanza alla fase difensiva e al fraseggio. L’Uruguay dominò il suo girone vincendolo con due vittorie e conquistando le semifinali a discapito di Romania e Perù.
Nel girone D la vera sorpresa fu la rappresentativa degli Stati Uniti. Nei decenni successivi la vedremo sempre come una squadra che fa tenerezza, fortissima in tanti sport, ma nel calcio sembra una squadretta simpatica con la maglietta carina, i giocatori curiosi. Nel primo mondiale le aspettative erano simili a quelle che abbiamo da sempre, ma a differenza dei mondiali recenti, quella nazionale era composta da immigrati europei e tra questi si distinse Bert Patenod, attaccante di origine britannica, forte e dotato di una discreta tecnica, ed è il primo
calciatore ad aver segnato una tripletta in un mondiale. Gioia che però all’epoca gli fu negata, visto che l’arbitro registrò due gol di Patenod e il terzo fu registrato come autorete. La tripletta gli è stata attribuita solo nel 2002, quasi 30 anni dopo la sua morte. Il quarto girone si conclude quindi con il primo posto della sorpresa Juve USA che vince entrambe le partite e conquista il passaggio del turno a discapito di Paraguay e Belgio.
Le semifinali però non lasciano spazio a romanticismo. Le favole di Stati Uniti e Jugoslavia si fermano entrambe con un sonoro 6-1 subito da quelle che erano effettivamente le favorite del torneo Argentina e Uruguay. La finale è fissata 30 luglio 1930, ma come detto in precedenza era pieno inverno e il primo imprevisto di questa finale è proprio il meteo.
La partita si giocherà su un campo innevato. Il meteo non si ferma qui. Lo stadio viene riempito da tifosi uruguagi non solo perché erano i padroni di casa, ma anche perché una fitta nebbia aveva rallentato l’arrivo da parte dei tifosi argentini e addirittura alcuni si ritrovarono a dover ascoltare la partita in radio in mezzo al mare e alla nebbia.
che visti un buso de lana barata. >> Come già detto, uruguagi e argentini non erano proprio amici. Molti giocatori ammisero di aver ricevuto minacce di morte, cosa che accomuna anche altre due persone di questa storia. Luis Monti, la stella argentina soprannominata il macellaio, che in quella finale non giocò proprio come suo solito, visto che i tifosi uruguagi gli avevano detto che se avesse vinto il mondiale li avrebbero ucciso tutta la famiglia.
Lo stesso Monti ha raccontato che durante l’intervallo alcuni soldati uruguaiani si erano piazzati con le baionette spiegate fuori dagli spogliatoi. Un altro che ha subito minacce di morte fu l’arbitro, il belga John Langenus. accettò di arbitrare a condizione che lo scortassero e fatto imbarcare subito a fine partita e addirittura tanto era la paura che redasse il proprio testamento e lo inviò a sua moglie.
Vabbè, non stiamo un tantino esagerando. E no, perché quando l’uomo arrivò allo stadio, la polizia lo arrestò perché già altre 13 persone si erano presentate allo stadio dicendo “Buongiorno, io sono l’arbitro della finale”, così da poter pilotare la partita e far vincere la propria squadra del cuore.
E Langenus fu liberato solo grazie all’intervento del console belga e la testimonianza del Sarto che lo riconobbe perché gli aveva confezionato la divisa di gara su misura. Vabbè, liberato l’arbitro, fatti accomodare i graziosi tifosi, spalata la neve, possiamo giocarla finale? Sì, un’ultima piccola cosa, il pallone.
Non c’è il pallone dei mondiali? Beh, in epoca moderna siamo abituati alla presentazione del pallone dei mondiali. Ricordiamo il Tango di Spagna 82, l’Etrusco unico dal 90, il Fivernova dal 2002, ma all’epoca non c’era un pallone ufficiale FIFA. Il pallone da calcio era questo, cucito a mano di pelle marrone, che se prendeva acqua diventava praticamente un mattone.

Per la finale l’Uruguay portò il suo pallone e l’Argentina fece altrettanto e ovviamente litigarono pure su questo, ma Langenus, che era comunque un arbitro internazionale considerato il migliore al mondo, anche perché aveva arbitrato anche le partite delle Olimpiadi, trovò una soluzione democratica. Primo tempo con il pallone argentino e secondo tempo con il pallone uruguagio.
Scelta che non è poi così rilevante visto che il pallone argentino era più leggero, mentre quello uruguagio era più pesante, quindi per un gioco più fisico. E così una volta risolte tutte le questioni, finalmente inizia la partita. Nel primo tempo l’Argentina con il suo pallone conduce la partita per 2-1. Ma sarà che Monti da macellaio si trasformò in vegano? Sarà che i soldati gli avevano fatto capire che non erano proprio d’accordo su un’ipotetica vittoria argentina.
Sarà che nel secondo tempo cambiarono pallone e il gioco duro degli uruguagi prese il sopravvento e così Pedrosea trovò il pareggio. Santo Siriart ribaltò il risultato e poi il Manco Castro trovò il gol del 4-2. L’Uruguay è campione del mondo, anche se nella loro testa era il terzo titolo consecutivo, ma vabbè.
I festeggiamenti erano diversi da oggi, i sorrisi a Bracci, ma la coppa della dea alata della vittoria, veniva consegnata la cena ufficiale da Jurrime in persona al presidente della Federazione Uruguagia, senza We are the Champion e coriandoli. E questa era la prima edizione della Coppa del Mondo.
Nel prossimo episodio vi parlerò del mondiale del 1934 che ci vedrà protagonisti. Spero che il video vi sia piaciuto, lasciate un commento, un like e soprattutto iscrivetevi al canale. Grazie a tutti per la visione. >>