C’era un appartamento a Parigi, le tende chiuse, il pianoforte muto. Dentro viveva la donna che aveva fatto trattenere il respiro al mondo intero, Maria Callas, la divina, la voce più grande del secolo. Per tutta l’Italia era stata la conquista di un miliardario, la donna che aveva tutto. Ma a pochi passi da lei, nella stessa città viveva l’uomo che l’aveva lasciata per un’altra e che non aveva mai smesso in segreto di tornare da lei.
Perché Aristotele Onassis, in punto di morte confessò chi fosse davvero l’amore della sua vita. E arrivò troppo tardi. Milano, una sera d’inverno. Alla stazione centrale una donna scende dal treno avvolta in una pelliccia di bisone. I flash dei fotografi la seguono a ogni passo. Lei non si volta, non affretta l’andatura, sa di essere guardata e cammina come se il mondo intero fosse il suo palcoscenico.
Quella donna era Maria Callas, per il pubblico la divina. la voce più grande che il teatro d’opera avesse mai conosciuto. Eppure, pochi anni prima quella stessa donna pesava 92 kg. Tra il 1952 e il 1954 perse 36 kg. Arrivò a 54. Su come ci fosse riuscita, lasciò circolare una storia che non smentì mai.
Raccontava di aver ingoiato dentro una coppa di champagne un verme solitario. Era il modo di Maria di trasformare persino il proprio corpo in leggenda. Si affidò alla sarta Bikiy che cucì su di lei la figura di una donna raffinata, elegante, irraggiungibile. Amava il turchese, lo smeraldo in nero e le pellicce il cincillà su tutte.
I gioielli erano la sua passione più grande. Alla scala, quando cantava lei, i biglietti sparivano in poche ore. Il pubblico si divideva tra chi la adorava e chi la fischiava, ma indifferente non restava nessuno. Nel 1949 aveva sposato Giovanni Battista Meneghini, un industriale veneto di 28 anni più grande di lei.
Lui le faceva da marito e da manager insieme, la seguiva ovunque, la incoraggiava, la difendeva. Per anni fu l’unico uomo accanto a lei. Questa era Maria Callas nell’autunno del 1957. Una donna all’apice di ogni cosa, la voce, la gloria, il mondo e i suoi piedi. Aveva costruito, nota dopo nota, la figura di una diva senza inclinature. Molti anni più tardi, mettendo mano alle sue memorie, avrebbe scritto una riga soltanto.
Sono state dette così tante menzogne su di me, ma quell’autunno lei ancora sorrideva ai fotografi. non sapeva che di lì a poche settimane, a una festa organizzata in suo onore, avrebbe conosciuto un uomo e che nulla, dopo quella sera sarebbe più tornato come prima. Quell’uomo si chiamava Aristotele Onassis, un armatore greco partito dal nulla, diventato uno degli uomini più ricchi del mondo.
Navi, petrolio, un’isola tutta sua e un panfilo che era leggenda già prima di salpare, il Cristina. Si conobbero a Venezia nel settembre del 1957 a una festa data in onore di Maria dalla giornalista Elsa Maxwell dopo un suo trionfo in teatro. Erano sposati entrambi, lei con Meneghini, lui con Atina Livanos, detta Tina.
Ma per assis da quella sera Maria Callas diventò un’ossessione. La corteggiò come sapeva fare lui, senza misura. Fiori a ogni ora, gioielli, attenzioni davanti a tutti, le regalò una pelliccia di cincillà lunga fino ai piedi. Nel giugno del 1959 a Londra organizzò una cena in suo onore al Dorchester Hotel e come se il messaggio non fosse abbastanza chiaro, si fece fotografare mentre al momento dei saluti cercava di trattenerla a sé.

Lei era già in pelliccia, portata via dal marito. Quella fotografia fece il Giro d’Italia. Un mese dopo arrivò l’invito che avrebbe cambiato tutto. Una crociera d’agosto sul Cristina, nel Mediterraneo. A bordo il gota del mondo intero. Winston Churchill è Signora, i principi Ranieri e Grace di Monaco, gli Agnelli e tra gli ospiti Maria Callas con il marito Meneghini.
Fu lì davanti a tutti che il fuoco divampò. La presenza del marito non fermò nulla. Dopo due settimane di mare, quando il panfilo rientrò a Montecarlo, Maria aveva già deciso. Lasciò Meneghini, l’uomo che per 10 anni era stato tutto per lei. Per i giornali italiani fu uno scandalo enorme. Lei aveva 36 anni, lui 53. Entrambi ancora legati ai rispettivi coniugi. Novella 2000.
Oggi gente riempirono le copertine per mesi. Eppure dietro allo scandalo l’Italia intera si commosse perché la storia che leggeva sembrava una favola. La più grande cantante del mondo e l’uomo più ricco del mondo. Due greci nati poveri che si erano trovati in cima al mondo. Tutti erano certi che sarebbe finita in un matrimonio e per anni quella fu la versione ufficiale.
La divina aveva finalmente trovato l’amore vero. L’uomo alla sua altezza. Nessuno immaginava cosa quella favola le stesse già togliendo. C’è una cosa che i giornali dell’epoca non raccontarono. Nel momento in cui Maria si legava a un assis, la sua voce cominciava a tradirla proprio negli anni della crociera. i primi cedimenti, la fonia che andava e veniva, gli acutiano più come un tempo.
Per la donna che aveva costruito tutto sulla voce era l’inizio di una paura sorda. E accanto a lei per la prima volta c’era un uomo che non le chiedeva di cantare. Onassis non voleva la Divina, voleva Maria. Fu forse questa la ragione più profonda di quel legame? Con Meneghini Maria era stata una carriera da proteggere.
Con un assis per un istante potei immaginare di essere solo una donna. Anni dopo, a chi le chiedeva perché avesse quasi smesso di cantare, rispose in un modo che spiegava tutto. “Ho cercato di realizzare la mia vita di donna”, cominciò allora a diradare i suoi impegni. Nel 1965, a poco più di 40 anni, diede l’addio all’opera.
La più grande voce del secolo si spegneva per scelta, non per età, e lo faceva per un uomo. Ma quell’uomo era un don Giovanni impenitente. Amava avere accanto donne bellissime e non ne fece mai mistero. Maria era gelosa, possessiva, di carattere fortissimo. Lui era uno spirito libero, abituato a comandare ogni cosa. Litigavano, si lasciavano, tornavano insieme.
Poi arrivò il colpo che nessuno conosceva. Nell’aprile del 1960, secondo diverse fonti, Maria diede alla luce un bambino. Si chiamava Omero. Era figlio di un assis. Morì poche ore dopo essere nato per un’insufficienza respiratoria. Onassis non era presente, non lo riconobbe. Il piccolo fu sepolto in un cimitero alla periferia di Milano e la sua tomba fu tenuta segreta per anni.
Maria aveva 36 anni ed era stata madre per poche ore. Quel figlio, che avrebbe dovuto unirli per sempre cominciò invece a dividerli perché la favola che l’Italia leggeva sulle copertine aveva dietro le quinte i volto di un dolore che nessuno immaginava. E l’uomo per cui aveva rinunciato alla sua voce stava già guardando altrove.
Per anni Maria aspettò una promessa. Onassis le aveva lasciato credere che l’avrebbe sposata e per quella promessa lei fece ciò che nessuna donna al suo posto avrebbe usato. Rinunciò a tutto. Nel 1966 rinunciò alla cittadinanza americana all’ambasciata di Parigi. Rinunciò anche a quella italiana ottenuta con il matrimonio.
Bolle tornare cittadina greca per un motivo preciso. Solo così, secondo la legge greca di allora, il suo matrimonio cattolico con Meneghini poteva considerarsi sciolto. Solo così sarebbe stata libera di unirsi a lui secondo il rito ortodosso. Fece ogni singolo passo che un uomo poteva chiedere, ma le nozze non arrivavano mai.
Passavano i mesi, passavano gli anni e intanto la stessa vita mondana che li aveva uniti cominciava a lavorare contro di lei. Sul Cristina, quel panfilo che li aveva visti innamorarsi, Maria ora sfogliava i giornali da sola e nei giornali, sempre più spesso, il nome di un assis compariva accanto a un altro nome, perché in quegli anni dall’altra parte dell’oceano era successo qualcosa che avrebbe cambiato tutto.
Il 22 novembre del 1963 a Dallas era stato assassinato il presidente degli Stati Uniti John Fitzger Kennedy e sua moglie Jacqueline era diventata da un giorno all’altro la vedova più famosa del mondo. Per un uomo come un Assis quella donna non era una donna, era un trofeo, era l’America intera, era la scalata sociale definitiva, quella che nemmeno la più grande cantante del mondo poteva dargli.
Maria gli aveva dato l’arte, la gloria, la leggenda greca. Jackie poteva dargli qualcosa che lui aveva sempre inseguito, il potere. Maria lo capì lentamente, leggendo, guardando le fotografie e ogni volta che vedeva quelle immagini sul panfilo scoppiava la guerra. Lo raccontò molti anni dopo la sua segretaria personale, Kiki Ferodi Muzzazzos.
Ogni volta che vedeva le foto di un assist con Jacky, sul panfilo c’era la guerra. Litigavano per quella donna. Maria era orgogliosa, fierissima, non era abituata a essere seconda nessuno, né palco né nella vita. Una sola frase, riportata da chi le stava vicino, dice tutto di lei in quel periodo.
Non voglio essere paragonata a questa donna. Ma un assis aveva già scelto, non con il cuore, forse, con il calcolo di sempre. Nel frattempo la voce di Maria si spegneva del tutto. Il pubblico che un tempo faceva sparire i biglietti in poche ore, ora ascoltava una divina ridimensionata. Gli yakuti che l’avevano rese immortale non c’erano più.
Aveva dato la voce all’arte, poi l’arte all’uomo e ora non le restava né l’una né l’altro. Cercò rifugio altrove. Nel 1969 sul set del film Medea, diretto da Pierpaolo Pasulini, tornò per un attimo a essere un artista, ma anche lì il destino le fu avaro. Si dice che si innamorò disperatamente, senza essere ricambiata proprio del regista.
un altro uomo, un altro amore che non poteva avere. Si trasferì allora stabilmente a Parigi in un appartamento elegante al numero 36 di Avenue George Mandel. Cominciò a uscire sempre meno, riceveva pochi amici e sempre più di rado. Chi la conosceva bene notava una donna che si stava ritirando dal mondo un passo alla volta. La stessa donna che alla stazione centrale di Milano camminava come se il mondo fosse il suo palcoscenico, ora teneva le tende chiuse.
Lo stesso volto che i fotografi inseguivano per le strade ora si nascondeva da loro. La diva, senza inclinature cominciava silenziosamente a incrinarsi. E poi arrivò il giorno che Maria temeva più di ogni altro, un giorno che non seppe da un amico né da un assist stesso. Lo seppe come lo seppe tutta l’Italia dai giornali.
Il 20 ottobre del 1968, su una piccola isola greca di nome Scorpius, Aristotele Onassis sposò Jacqueline Kennedy. Il mondo intero guardò. Fotografi arrivarono da ogni continente per quella cerimonia. La vedova del presidente americano e l’uomo più ricco del mare. Lo chiamarono il matrimonio del secolo. A Parigi, in un appartamento con le tende chiuse, Maria Callas apprese la notizia dei giornali.
Come tutti, come l’ultima. Non una telefonata, non una parola. Dopo 10 anni insieme, solo la carta stampata, come per una qualsiasi lettrice italiana. Questa era la versione ufficiale. Onassis aveva scelto Jackie. Maria era stata lasciata, umiliata, sostituita davanti al mondo intero. La favola che l’Italia aveva letto per anni finiva così, nel modo più crudele e per lungo tempo fu questa la sola storia che il pubblico conobbe.
Ma la storia ufficiale non reggeva perché c’era una verità che quasi nessuno sapeva. A raccontarla molti anni dopo fu la persona che più di ogni altre conosceva le giornate di un assis. la sua segretaria personale Kiki Ferudi Muzzazzos, colei che teneva la sua agenda, che rispondeva al suo telefono, che organizzava i suoi incontri giorno dopo giorno.
E secondo il suo racconto, un assis non smise mai di vedere Maria, mai. Una settimana dopo essersi sposato, tornava da lei molte volte”, raccontò la segretaria, tre, quattro volte a settimana. La geografia stessa sembrava una beffa. Onassis teneva un appartamento a Parigi in Avenue Fosch. Maria viveva a pochi passi al numero 36 di Avenue George Mandel.
Due strade di distanza. La first lady d’America dormiva in una città e nella stessa città, a pochi minuti a piedi, l’aspettava l’altra. era la segretaria in persona a organizzare molti di quegli incontri ogni mattina. Al mondo Onassis era il marito di Jacqueline Kennedy. Nel silenzio di Parigi tornava dalla donna che aveva finto di lasciare.
La coppia che l’Italia credeva finita non era mai finita davvero. Era soltanto scesa sotto la superficie dove le fotografie non arrivavano. E Jackie, secondo la stessa segretaria, Jackie capì presto, ma scelse di non vedere. Si rivolse alla sorella di un Assis, Artemis, per parlare del comportamento del marito e Artemis le rispose con una frase che diceva tutto di quel mondo.
Non farci caso, qui in Grecia funziona così. Jackie non urlò, non fece scenate, fingeva che non accadesse nulla, era a modo suo molto intelligente. Maria invece non finse mai. Era gelosa, era ferita, ma era orgogliosa fino all’osso. “Non voglio essere paragonata a questa donna”, ripeteva, “eppure ogni volta continuava a riceverlo, perché tra loro c’era qualcosa che nessun matrimonio poteva spezzare.
” La segretaria lo descrisse con parole che pesano come pietre. Non riusciva a vivere senza Maria. Lei era un pezzo della sua anima, del suo corpo, del suo cervello. Erano due greci partiti dal nulla, arrivati in cima al mondo. Si somigliavano troppo per stare insieme e troppo per lasciarsi davvero. Poi il 7 gennaio del 1973 arrivò la tragedia che spezzò un assist per sempre.
Il suo unico figlio maschio, Alexander, morì in un incidente aereo ad Aene. Aveva 24 anni, era l’erede, il futuro, tutto ciò per cui l’armatore aveva costruito il suo impero. Da quel giorno l’uomo che aveva dominato i mari cominciò a spegnersi, rivolse il suo dolore contro la moglie, cominciò a chiamare Jackie una strega, diceva agli amici che portava una maledizione e indicava i morti a uno a uno.
Jack, il presidente assassinato, Bobby Kennedy, ucciso anche lui e ora Alexander, come se quella donna entrata nella sua vita avesse portato con sé la morte. E in quel crollo tornò con la mente, con il cuore all’unica donna che forse aveva davvero amato. Non la vedova più famosa del mondo, non il trofeo per cui aveva svenduto tutto, ma la cantante di Avenue George Mandel a due strade di distanza.
Negli ultimi mesi di vita Unassis era un uomo diverso, malato, distrutto dal dolore per il figlio, sempre più lontano dalla moglie e in quei mesi prese una decisione che pochi conoscevano. Voleva liberarsi di Jacqueline. Secondo i biografi non voleva soltanto il divorzio, voleva che quel divorzio fosse per lei il più umiliante possibile.
L’uomo che aveva sposato la vedova d’America, come si conquista un trono, ora voleva restituire quel trono al mittente. E c’era di più. Un assis confidò alle persone a lui più vicine chi fosse stata davvero la donna della sua vita, non la first lady, ma la cantante di Avenue, George Mandel. Disse che sposare Jackie era stato l’errore più grande, che tornare da Maria era ciò che desiderava.
Ma il tempo non gli bastò. Nel marzo del 1975 Aristotele Assis morì a Parigi per un’infezione dopo un intervento. Se ne andò prima di poter riparare nulla. Prima della fine però ci fu un ultimo incontro. Onsi era in ospedale, ormai senza speranza, e fu ancora la segretaria a fare ciò che aveva sempre fatto, aspettare il momento giusto, sapere esattamente quando la figlia Cristina o quando Jackie sarebbero andate via e allora avvisare Maria che poteva andare a trovare il suo aristo.
Andò a salutarlo di nascosto, come di nascosto lo aveva amato per anni. sapeva, perché lo aveva saputo dai medici, che non c’era più nulla da fare, che non sarebbero mai più stati insieme. Ecco la vera storia, quella che i giornali dell’epoca non potevano scrivere. Non l’uomo che aveva lasciato la divina per una donna più importante, ma un uomo che aveva scelto il prestigio e che alla fine della sua vita capì di aver scambiato l’amore per un trofeo.
C’è una domanda che questa storia lascia l’Italia. Chi ha tradito chi? Maria aveva lasciato un marito che l’amava, la carriera, la voce per un uomo che non la scelse mai davanti al mondo. Onassis aveva lasciato Maria per un trono e passò gli ultimi anni a tornare da lei di nascosto. E Jackie, la donna più invidiata del pianeta, visse un matrimonio che la stessa segretaria descrisse come pieno di malinconia.

Tre persone che il mondo credeva di conoscere, tre volti sulle copertine di mezzo secolo e nessuno in fondo felice. Dopo la morte di un assis, Maria non si riprese mai più. La segretaria la ricordò così. Viveva nel suo mondo, non voleva mangiare, non voleva uscire, non voleva parlare con gli amici, aveva perso la voglia di vivere.
Restò nell’appartamento al numero 36 di Avenue George Mandel. Le stesse stanze, le stesse tende chiuse, cominciò a trascurare persino ciò che aveva amato di più. Gli abiti meravigliosi, i gioielli, la sua passione di sempre, restavano lì come oggetti di un’altra vita. A un giornalista che la voleva una conferenza sulla sua carriera rispose con una frase che era già un addio.
Tutto quello che si vuole sapere di me e nella musica La Callas è morta. Il 16 settembre del 1977, in quell’appartamento silenzioso, il cuore di Maria Callas si fermò. Aveva 53 anni. Se n era andata due anni dopo, l’uomo che aveva amato per quasi 20 anni. Ci fu sulle sue ultime volontà un ultimo desiderio.
Lo aveva confidato a Bruna, la domestica che lei era rimasta accanto fino alla fine. Voleva essere cremata e voleva che le sue ceneri fossero disperse nel mare Geo. Abbraccò per sempre in meristo attraverso il nostro mare. Due greci nati poveri che il mare aveva portato lontano da casa e in cima al mondo. lo stesso mare che li aveva fatti incontrare su un Panfilo un’estate di tanti anni prima.
Nella primavera del 1979 le sue ceneri furono affidate a quelle acque. Restano ancora oggi alcune domande senza risposta. I suoi gioielli, i colliè, gli orecchini con brillanti e rubini sparirono subito dopo la sua morte. Le due sole persone che avrebbero potuto spiegare non ne parlarono mai. Per tutta l’Italia Maria Callas era stata la divina, la voce più grande del secolo, la donna che aveva avuto tutto, il pubblico, la gloria, l’uomo più ricco del mondo ai suoi piedi.
Ma dietro le tende chiuse di un appartamento parigino c’era stata solo una donna. Una donna che aveva dato la voce a un uomo e aveva aspettato fino all’ultimo una telefonata che arrivò troppo tardi. cantava l’amore tragico ogni sera sui palcoscenici del mondo e alla fine quel canto lo visse davvero.