Il Miracolo di Berna: come la Germania ha battuto l’invincibile Ungheria

Svizzera 1954, la nazionale più forte del mondo. Contro una squadra di operai daranno vita al leggendario miracolo di Berna. Io sono Voceof e ti porto dentro la storia dei mondiali di calcio. >>     >> Sono passati 50 anni dalla nascita della FIFA e per onorare questo traguardo la sede per questa edizione è La casa della FIFA, ossia la Svizzera.

Le squadre partecipanti sono sempre 16. Tra queste ovviamente c’è la Svizzera già qualificata come paese organizzatore e l’Uruguay campione in carica. La FIFA, visto che si era organizzato il mondiale in casa, fece in modo che il Mondiale dovesse essere più europeo possibile, visto che su 16 nazionali 11 posti andavano alle europee.

Dal Regno Unito arriva la grande Inghilterra che si qualifica come prima nel torneo interbritannico. Si figuri sua maestà. Se possiamo anche organizzarle un girone su misura anche al mondiale, basta chiedere. Eh, stavolta la Scozia che le sarà finito il ciclo decide, dai, perché no? decide che arrivare secondi nel girone interbritannico non è poi sta vergogna e quindi accetta di partecipare al mondiale.

Le altre nazionali erano suddivise in gruppi da tre e da due. Nei vari gruppi ci sono nazionali che faranno una prima e unica apparizione, come la neonata SAR, che era un territorio separato dalla Germania alla fine del conflitto e posta sotto amministrazione francese, l’immancabile ed europeissimo Egitto è la Germania ovest che aveva scontato la squalifica inflitta dalla FIFA per aver causato la seconda guerra mondiale.

Due nazionali che erano arrivate al girone finale di Brasile 50 saranno le grandi sorprese in negativo. e la Svezia che continua nella sua assurda politica di convocare solo dilettanti a discapito del Grenoli che in Italia sta facendo sfaceli e non supera il gruppo due vinto dal Belgio e l’altra è la Spagna che è inserita nel gruppo 6.

Nella partita di andata la Spagna in casa vince 4-1, ma al ritorno perde in Turchia per 1-0. E voi vi starete chiedendo e quindi? E no, perché il gruppo, appunto, non era inteso come partita di eliminazione con Andata e ritorno e non contava il computo dei gol nella doppia sfida. Non erano concepiti come risultato nei 180 minuti, quindi entrambe avevano una vittoria a testa, due punti a testa e per decidere chi sarebbe andato al Mondiale era necessario uno spareggio su campo neutro.

a Roma in questo caso e nella bella la partita finisce in parità 2-2 sia nei 90 minuti che nei tempi supplementari. Quindi a questo punto come la si risolve con la lotteria. La lotteria non esistevano i rigori, ma si chiamava un ragazzino dagli spalti e gli si faceva estrarre con la vincitrice e la deabendata sorrise alla Turchia. Capito quando diciamo che perdere ai rigori è ingiusto? Pensate a non andare al mondiale perché no, stronzo estrae l’altra squadra dal sacchetto dalla tombola.

Ci furono anche dei graditi ritorni. L’Austria che strapazza un Portogallo che è ancora lontano anni luce da quello che conosciamo oggi. La Cecoslovacchia è l’Ungheria che passa il suo girone senza scendere in campo perché la sua avversaria, la Polonia, decide di ritirarsi, ma tra un po’ capirete perché. Ma a proposito di classici, c’è la nostra amata nazionale azzurra.

L’Italia negli anni 50 non è proprio la degna erede dei campioni del mondo. Se il mondiale del 50 è sempre stato fatto passare per un mondiale preparato male a causa della sciagurata decisione di andare in Brasile in nave, quella del 54 riesce a vincere con un risicato 2-1 in Egitto e stravincere a Milano nonostante il primo tempo si fosse chiuso sull’1-1.

Ma questa partita entra comunque di diritto nella nostra storia perché per la prima volta gli italiani si raccolgono intorno a questo strano aggeggio per vedere i tanto famosi calciatori della nazionale italiana. >> È Nicol che vi parla. >> È appena nata la RAI che da lora, tranne in alcuni rarissimi casi, trasmetterà tutti gli incontri della nazionale italiana per i prossimi 70 anni.

In Sud America, oltre alla già qualificata Uruguay, c’è solo un posto disponibile. Ma la domanda principale è: “Stavolta l’Argentina che fa?” Secondo voi? L’Argentina ormai aveva detto che io con voi non voglio avere niente a che fare e così continuò a fare. E c’è da dire che è un peccato perché in quegli anni un calciatore argentino che meritava il palcoscenico del mondiale ce l’avevano. Alfredo di Stefano.

Girone di qualificazione dominato invece dal Brasile. archiviato il Maracanaso, ma dimenticato, anzi cancellato, perché da questa edizione non vedremo mai più il Brasile scendere in campo con la divisa bianca, perché è considerata la maglia maledetta. La Fe calcio brasiliana così indisse un concorso attraverso il quotidiano Correio da Magna per disegnare la nuova divisa con i colori della bandiera del paese.

Il giovane Aldir Jee, dicianovenne vinse il concorso disegnando la divisa che conosciamo oggi. In Nord America il Messico domina e si aggiudica l’unico posto disponibile.  Il Giappone, come la Germania, aveva scontato la sua squalifica per crimini di guerra. In quel periodo storico l’Asia era in una situazione a dir poco ingarbugliata.

A parte il Giappone che era uscito con le ossa rotte dal conflitto mondiale, c’era stata anche la la guerra di liberazione cinese. Quindi alla fine si ritrovarono solo in due a sfidarsi ed erano Giappone e Corea del Sud. erano passati appena 9 anni dalla fine dell’occupazione giapponese della Corea.

In più la Corea era appena uscita dalla guerra di Corea. Il presidente coreano aveva addirittura rifiutato il visto ai giocatori giapponesi per la partita di qualificazione e di conseguenza sia la partita di andata che quella di ritorno si giocarono a Tokyo. Ma come abbiamo già visto in altre occasioni e tante ne vedremo, il calcio ama l’epica e così nel fango la Corea si prenderà una bella rivincita.

e andrà a giocare il suo primo mondiale. Finite le qualificazioni, può avere inizio il mondiale di calcio in Svizzera, il primo ad avere delle dirette televisive. Anche in questa edizione la FIFA cambia format. Le 16 nazionali e chi si fida? 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 nazionali. Incredibile, sono quasi commosso.

Ma la FIFA poteva non complicarsi la vita anche questa volta. Nel 34 si era riusciti comunque ad avere tutte le 16 partecipanti, ma la FIFA si divertì a tagliare le teste con un torneo basato sugli scontri diretti fin da subito, ma questa volta che finalmente può fare le cose fatte bene, no? Divide le 16 squadre in quattro gironi, inserisce finalmente il passaggio del turno alle prime due per poi passare alle eliminazioni dirette con i quarti semifinali e ripristina la finale.

Ma le nazionali giocheranno solamente due partite nella fase a gironi e cioè, ma è semplicissimo, divise per quattro fasce dalla testa di serie la più scarsa. La prima e la seconda non si sarebbero affrontate tra loro, così come non si sarebbero affrontate tra loro le due più deboli. Perché sì? E pensate che sia finita qui? Eh no, perché le prime di ogni girone finivano da una parte del tabellone e le seconde dall’altra e vedremo che gran capolavoro combineranno.

Gruppo uno, Brasile, Jugoslavia, Francia e Messico, il Brasile che sfoggia la sua nuova divisa in piena rifondazione. I giocatori marchiati dal Maracanaso non furono riconvocati. Oltre a Barbosa, il capro espiatorio numero uno, anche Ademir e Zisignho furono lasciati a casa. Ma in questa nazionale si affacciarono nuovi giocatori di altissimo livello.

Didì, centrocampista totale e cervello della squadra, colui che ha inventato la famosa punizione a foglia morta che molti di noi le hanno vissute con Giuninho pernambucano e Pirlo, Nilton Santos, chiamato l’enciclopedia perché sapeva ricoprire tutti i ruoli della difesa ed era il regista arretrato della sua squadra, il grande terzino destro Gialma Santos, pioniere di quei terzini a tutta fascia che il Brasile poi sfornerà per decenni.

Giulinho ha laa destra tecnica con il tipico dribbling brasilero, uno di quelli che accende il pubblico e che farà le fortune della Fiorentina. Il Brasile affronta e distrugge il Messico con un robot 5-0 e poi incontra la Jugoslavia che non è testa di serie, anche se era una formazione sempre di tutto rispetto che giocava un grande calcio, lo è la Francia.

E sempre perché la FIFA amava creare disagi, la partita tra Brasile e Jugoslavia finisce in parità, non nei 90 minuti, ma si va ai supplementari, perché perché bisognava stabilire la prima e la seconda del girone, visto che la Jugoslavia aveva battuto la Francia con il gol di Milutinovic, no, non lui, ma suo fratello.

Finisce 1-1 dopo i tempi supplementari e niente, al sorteggio si decide chi sarà prima e chi seconda. Brasile prima e Jugoslavia seconda. Gruppo due, Ungheria, Germania Ovest, Turchia, Corea del Sud. L’Ungheria in quel momento è la strafavorita a vincere il mondiale. Tra le sue fila a Feren Puscas. In quel momento è il miglior giocatore del mondo, attaccante piccolo ma molto forte, dotato di un sinistro magico e monumento del calcio, non solo maggiaro.

Non per niente oggi la FIFA assegna il premio Pushkas al gol più bello dell’anno, il colonnello Pushkas, e non è un soprannome dato dai tifosi, ma essendo calciatore di un club dell’esercito gestito dal Ministero della Difesa, Colonnello lo era davvero. Sesto nella classifica dei migliori giocatori del XXo secolo.

Sandor Coxis punta veloce e letale di testa.  È il bomber della nazionale e gioca in coppia con Puscas anche nel club ungherese dell’omvet. Sarà il capocannoniere di questa edizione con 11 gol in cinque partite. Nandor De Guti, il giocatore tatticamente più importante dell’Ungheria. Joseph Bosik, il regista e fulcro del gioco di quella squadra, il miglior amico di Puscas.

Si conoscevano fin da bambini. In porta la Pantera nera Gula Grosix, precursore del portiere che faceva il libero con i suoi difensori. Tutti questi campioni facevano parte dello scacchiere del CT Gustav Sebes. Il partito li ha portato via due giocatori fondamentali. Sandor Zuks, considerato in patria il miglior difensore di Ungheria, e il centravanti Ference Deck, una macchina da gol.

Ma entrambi si sono rivelati insofferenti ai valori comunisti che governano il paese. Deck è stato allontanato dal calcio che conta e gioca in campionati minori, mentre Zuks è stato addirittura impiccato. Il partito ha costituito l’omvet, la squadra dell’esercito, che diventa praticamente il laboratorio della nazionale che dovrà mostrare la propria grandezza al mondo.

L’Ungheria stravince le Olimpiadi di Helsinki nel 1952, vince la Coppa Internazionale e umilia i maestri inglesi. A Wembley Sebes dà una lezione di calcio con il suo modulo di gioco, un’evoluzione del gioco del Wunder Team. I terzini attaccano,  il centrale viene sostenuto dal mediano, creando di fatto la prima difesa a quattro dalla storia del calcio, mentre Bosik dirige il pallone sulle ali Tot e Zibor.

Il centravanti arretrato i deguti e il tocco di genio. Attira su di sei difensori avversari, liberando di fatto i due alle sue spalle, Sandor Coxis e Ference Pushkas. Con gli inglesi la partita finisce 6-3 per i Maggiari. Gli inglesi, pensando che si tratti solo di una giornata storta, chiedono una rivincita. A Budapest la rivincita questa volta è ancor più netta.

7 a 1 per Lauran Chopot. Sono i più forti, i più innovativi, i più belli. Secondo tutti domineranno il mondiale. La Turchia, allenata dall’italiano Sandro Puppo, si ritrova testa di serie. Incredibile, ma è così. Quindi la prescelta a evitare lo strapotere maggiaro, cosa che non spetta alla Germania. La Germania torna a disputare un mondiale, ma con una nuova veste, è la Germania Ovest.

La nazione, dopo la sanguinosa guerra mondiale, è stata divisa in due parti, la Germania Ovest e la Germania est. Il calcio della Germania Ovest in quel momento è frammentato, non esiste un campionato unico. La Bundesliga arriverà solo nel 1963. Il calcio è composto da piccoli campionati divisi per zone geografiche e molti club non erano professionistici.

Tanti calciatori avevano un lavoro principale e la sera si allenavano. È un calcio familiare, uomini umili che si dilettano a giocare a calcio.  Le manie di grandezza sono un lontano ricordo. Oggi si cerca di sopravvivere, di ricostruire, di vivere giorno per giorno.  Il CT è Sep Herberger, già CT della Germania nazista umiliato dalla Svizzera nel mondiale del 38 in Francia.

16 anni dopo Erger una seconda occasione, costruire la sua squadra senza l’intromissione delle idee di governo come l’Ahlus e decise che sarebbe andato in giro per la Germania a scovare giocatori senza fama per cercare un riscatto sociale agli occhi del mondo.  Possible is nothing è uno slogan che oggi conosciamo, ma all’epoca il signor Adolf Dzler ha solo disegnato gli scarpini per la sua nazionale e segue i tedeschi come responsabile dei materiali e calzolaio, testando le sue innovative scarpe da calcio.

Herberger riesce a mettere in piedi una nazionale modesta fatta di giocatori del popolo. Il capitano Fritz Walter era un impiegatore banca, il portiere Tony Turek era un assicuratore. Il Mutram, fisicamente molto forte, punta dalla Germania, era un venditore di auto usate. Posipal, Colmeyer e Schuffer erano operai.

L’Ungheria vince 9-0 contro la Corea del Sud, mentre la Germania batte la Turchia 4-1. E la Turchia batte 7-0 i coreani, che, insomma, non sarà sta grandissima esperienza sto mondiale per i coreani, eh. Germania e Ungheria si affrontano, ma non c’è partita. L’Ungheria umilia i tedeschi per 8-3, ma ci sono due dettagli che passano inosservati in quel momento, ma che avranno un peso in futuro.

Sep Herberger sapeva che in quel momento l’Ungheria era imbattibile, aveva battuto la Turchia per 4-1 e quindi ebbe un’intuizione e mise in atto questa strategia. Fece un importante turnover per nascondere i suoi giocatori migliori e tenerli a riposo in vista dello spareggio contro la Turchia che dominò con un fragoroso 7-2. Ma il dettaglio ancor più importante è un altro.

Werner Librione impiegato e bandiera del Kaiser Slautern sulla caviglia di Pushkas. Lì per lì non fu un episodio degno di cronaca, ma Puscas fu costretto ad abbandonare il campo. E così il gruppo du si chiuse con l’Ungheria prima e Germania seconda. Il gruppo tre vede il ritorno dell’Austria al mondiale, non è più il Wunder Team, ma è una nazionale che fa comunque bene e vince entrambe le partite.

L’altra testa di serie è la nazionale campione del mondo, l’Uruguay. L’Ungheria è la favorita a vincere il mondiale per il gioco, per i risultati, per i trofei conquistati negli ultimi due anni. Ma l’Uruguay non la si può mai sottovalutare. L’Uruguay è ancora allenata dal suo CT campione del mondo Juan Lopez Fontana.

Molti giocatori sono quelli che 4 anni fa hanno creato il mito del Maracanaso. In campo c’è ancora lui, il caponero Obdulio Varela. In avanti Schiaffino continua a insegnare calcio e di lì a breve andrà a giocare nel Milan. Il gruppo tre si chiude con Austria e Uruguay qualificate al turno successivo.

Il gruppo 4 è quello della nostra amata Italia. Girone è facile facile perché Italia e Inghilterra sono teste di serie e non si affronteranno.  Il CT era Los Zeisler, un allenatore ungherese, perché sapete come siamo fatti, no? Ed è sempre stato così. Oh mio Dio, quelli hanno vinto con un allenatore arrivato dalla cantera e nel giro di tre mesi tutti gli allenatori della primavera, tutti in prima squadra, oh mio Dio, stanno giocando con il falso nueve.

Basta, gli attaccanti non servono più tutti i centrocampisti a far gli attaccanti. Oh mio Dio, la costruzione da dietro. Tutti a farlo fgur merda in difesa. E all’epoca uguale. Il calcio ungherese sta impartendo lezioni di tattica. Chiamiamo a guidare la nazionale un ungherese. Boniperti era il giocatore italiano più forte del momento, già impianta stabile dalla nazionale del post superga ed era presente nella sciagurata spedizione brasiliana.

Ma c’è da dire che in quel periodo gli stranieri nel campionato italiano stavano creando non pochi problemi alla nazionale. Innanzitutto l’osisler che aveva vinto uno scudetto con il Milan due anni prima, ma il Grenoli in nazionale non ce l’aveva. Non riuscì a creare un gruppo coeso e la nazionale aveva anche un’età media avanzata.

Nella prima gara l’Italia affrontò i padroni di casa e qui ci furono le prime polemiche di un mondiale ricco di polemiche. L’arbitro è Mario Vianna, brasiliano. Arriva in Svizzera qualche settimana prima del mondiale. La Svizzera le paga il viaggio, il soggiorno e si allena tutto il tempo con la nazionale svizzera. E stranamente sull’1-1, quando gli azzurri segnano il gol dal 2-1, Viana annulla per un fuorigioco inesistente.

Gli italiani glielo fecero notare e lui a quel punto cambiò idea. Dis no, non era un fuorigioco, ma tu hai fatto fallo. Nei minuti finali Viana non vede un fallo degli svizzeri che favorisce un contropiede che porta al gol degli elvetici. La partita finisce 2-1 per la Svizzera e gli azzurri diedo vita una caccia all’uomo nei confronti dell’arbitro.

In Italia ovviamente i giornali si scatenarono, si parlò di complotto, di poteri forti, la FIFA vuole vincere il mondiale in casa, che sia vero o meno, Diana comunque fu rispedito a casa dopo quella partita per calmare le acque. Il CT l’osisler dopo la sconfitta cambia formazione e l’Italia batte il Belgio, mentre la Svizzera perde contro gli inglesi e quindi Svizzera e Italia sono appaiate a due punti ciascuna.

Di conseguenza, grazie al cervellotico format FIFA, è necessario uno spareggio e quindi è nuovamente Italia-Svizzera, signori. Ma questa volta l’Italia non ha un arbitraggio sfavorevole, la squadra è rodata, abbiamo finalmente messo i giocatori nelle giuste posizioni, vince la Svizzera. Gli italiani addirittura accusarono gli svizzeri di uso di doping e sarà un late motive in questo mondiale.

Ma io direi che dopo l’Italia di Pozzo avevamo bisogno di un bagno di umiltà. Addirittura la nazionale fu presa a male parole al suo ritorno in patria e la FGC intervenne attuando un divieto a tesserare non più di un giocatore straniero per squadra nel nostro campionato per tutelare la nazionale e il parco giocatore italiano. L’Inghilterra nel frattempo vinse contro la Svizzera, ma pareggiò contro il Belgio e passò il turno come prima nel girone.

L’Inghilterra aveva in campo un campione come Stanley Matthews. C’era il leader Billy Wright, primo giocatore al mondo a raggiungere le 100 presenze in nazionale è Net Lofus. il centravanti di quella nazionale.  La Germania ovest supera facilmente la buona Jugoslavia, mentre l’Austria torna a farsi valere nel mondiale di calcio in una partita memorabile.

Batte la Svizzera 7-5. Ancora oggi la partita con più gol in una partita di un mondiale. Ma le partite che catturano l’attenzione dei tifosi di tutto il mondo sono le altre due, Uruguay- Inghilterra e Brasile-Ungheria. >>  >> Uruguay Inghilterra vede la sfida tra la tecnica inglese contro la garra dei campioni del mondo.

L’Uruguay è ancora una seria candidata. Con il Maracanaso ha dimostrato che non la si può mai sottovalutare e infatti Borges segna subito. Pareggia il bomber Lofuse, ma il capitano Varela porta la sua squadra di nuovo in vantaggio. Schiaffino archivia la semifinale con un gol e la partita finisce 4-2.

E l’Inghilterra, la grande nazionale che ha creato il calcio, che bisogna prima passare da loro per essere considerati davvero dei campioni, tornano a insegnare calcio a casa loro. Brasile-Ungheria è il derby della bellezza. Il Brasile vuole gettarsi alle spalle il passato e vincere il suo mondiale, ma il destino ancora una volta è stato beffato e li mette davanti una nazionale imbattibile.

L’Ungheria però ha un problema non da poco. Pushkas non è ancora rientrato dall’infortunio subito contro la Germania e non è in campo.  Ma l’Ungheria dimostra di essere ugualmente forte e va subito in vantaggio e dopo 7 minuti conduce per 2-0. Gielma Santos accorcia il suo rigore, ma Lantos segna il 3-1. E qui succede l’imponderabile.

I brasiliani, che hanno sempre rappresentato il sorriso più bello del calcio, impazziscono. Sono inferociti nel vedere sgretolarsi un altro mondiale e trasformano la partita in una rissa. Gli ungheresi, che, ricordiamo, sono una nazionale forgiata dall’esercito, non se lo fecero chiedere due volte e quindi quella che doveva essere la partita più spettacolare del mondiale tra le due nazionali più belle da vedere si trasformò in una guerriglia.

L’arbitro Ellis fu costretto a espellere tre giocatori. La partita finisce 4-2 per l’Ungheria e la rissa prosegue anche negli spogliatoi e la gendarmeria svizzera fu costretta a intervenire. Le semifinali evidenziano un problema nel format. Da una parte sono arrivate le modeste Germania e Austria e dall’altra Uruguay e Ungheria che a loro volta hanno dovuto eliminare altre potenze calcistiche come Brasile e Inghilterra.

La Germania batte l’Austria, l’Austria ormai è solo  un vecchio ricordo del Wunder Team e la Germania a sorpresa, nonostante non abbia grandi giocatori tra le sue fila e in finale contro ogni pronostico. L’altra invece è una finale anticipata. I campioni del mondo in carica dell’Uruguay è la squadra più forte, più bella del torneo, ossia l’Ungheria.

Nell’Uruguay c’è un’assenza pesantissima. Per infortunio il capitano Obdulio Varela non sarà della partita. Ha 37 anni, ma finora è stato ancora decisivo, addirittura andando in rete contro gli inglesi. Ma anche per l’Ungheria c’è un’assenza pesantissima. Fenz Puscas è ancora fuori per infortunio, colui che doveva essere la stella del mondiale, il colonnello che doveva portare la coppa a casa e ancora infortunato.

Ma come già mostrato con il Brasile, l’Ungheria non cerca alibi e passa in vantaggio e all’inizio del secondo tempo sono già sul 2-0, ma l’Uruguay, lo sappiamo, non si arrende mai e la garra ancora una volta paga. Nei minuti finali realizza una doppietta insperata con l’argentino naturalizzato Juan Aberg. Addirittura Aberg viene travolto dai suoi compagni tanto da farsi male.

Per la prima volta l’Ungheria dimostra di essere umana. Per la prima volta gli Ungheresi sono messi alle corde. Addirittura poco prima del 90º l’Uruguay sfiora il 3-2 con Schiaffino che colpisce il palo. Si va ai supplementari, ma qui l’Ungheria prende il sopravvento. Sandor Coxis segna due gol e gli uruguagi per la prima volta nella loro storia sono sconfitti.

Esce a testa alta e cede il posto per la finale alla più forte. Berna, stadio Pdorf, 4 luglio 1954, finale del campionato mondiale. Germania-Ovest, Ungheria. Le due squadre si ritrovano dopo essersi già affrontate nel girone. Nella partita precedente gli Ungheresi hanno umiliato i tedeschi per 8-3.  Dopo due trofei internazionali e 31 incontri senza perdere, sono in finale e possono salire sul gradino più alto del podio.

Il grande progetto ungherese è alla fase conclusiva, un laboratorio militare che ha creato un plotone imbattibile che presto mostrerà la sua grandezza al mondo intero.  proprio in faccia a quei tedeschi caduti nella mediocrità, rappresentati da un gruppo di giocatori normali, provenienti dalla classe operaia di un paese che sta raccogliendo ancora i cocci della guerra. Sulla carta non c’è partita.

L’Ungheria è alla sua seconda finale, una l’aveva persa contro di noi nel 38, ma questa volta non ha di fronte un avversario forte come quella allenata da Pozzo. Ha battuto le più forti, Brasile e Uruguay. E poi è tornato lui, il colonnello Feren Pushkas, è pronto a condurre la sua armata alla conquista della Coppa Rimè, qui dove è nato il mondiale di calcio.

La pioggia incessante ha reso il campo di Berna fangoso e pesante, ma la cosa in un primo momento non sembra essere un problema. Dopo 6 minuti Pushkas mette la sua firma sulla pagina più importante della storia ungherese. E come dovrebbe essere, è giusto così.  Dopo appena 2 minuti raddoppia Zibor.

La partita è iniziata da 8 minuti, ma è già 2-0.  Ma all’improvviso, tra i tuoni che stanno tempestando quel campo, uno fa più rumore degli altri. La Germania al 10o minuto va in rete con Max Morlock, titolare di un negozio di tabacchi e giornali.  L’Ungheria lì davanti è devastante, ha fatto almeno quattro gol a tutti, ma dietro non è così insormontabile.

E questa cosa il CT Airberger la conosce benissimo. La Germania inizia ad attaccare a testa bassa. Al 18º Ran trova il gol del 2-2. >>   >> E si va all’intervallo in parità. Quello che sembrava impossibile fino a pochi minuti fa, ora non è più così. Niente è impossibile. E qui il calzolaio, quel tizio che si sta occupando delle calzature della nazionale tedesca,  diventa protagonista.

Durante l’intervallo della finale, Adolf Dzler sostituì i tacchetti dei giocatori tedeschi con altri più lunghi, migliorando drasticamente il loro grip sul terreno di gioco fangoso. Inizia il secondo tempo. Campo è una vera trappola per gli ungheresi. Continuano a scivolare mentre i tedeschi, grazie ai loro tacchetti, stanno in piedi.

E quella condizione sembra che stia inculcando nella testa dei tedeschi che loro sono più forti, che possono farcelo, che come dice il loro CT, mantra che usiamo tutti da decenni, la palla è rotonda,  tutto può succedere. Basta crederci. Ed è proprio quello che fanno i suoi ragazzi. Nella loro testa c’è solo una cosa, il pallone.

L’Ungheria, seppur più forte, inizia ad accusare la stanchezza. Veniva da due partite massacranti, la rissa con il Brasile, giocata proprio in quello stadio in quella che era già stata definita la battaglia di Berna e i supplementari con i campioni uscenti dell’Uruguay avevano svuotato la riserva di ossigeno dei Magiari.

Tedeschi continuano a correre, a correre, a correre finché all’84º Elmutran trova il gol del 3-2.  La rimonta è realtà. Impossible is nothing. Pushkas trova subito il gol del pareggio, ma viene annullato per fuorigioco. L’Ungheria si smarisce lì. L’Ungheria sprofonda nel fango di Berna, inghiottiti dalle sabbie mobili.

La Germania adesso non deve rincorrere più nessuno. Gli ungheresi sono svaniti, come il loro gioco. La Germania sotto la pioggia battente ha vinto il suo primo mondiale, ha vinto un trofeo, ha vinto una dignità che le è stata strappata via. ha riconquistato un rispetto sociale con umiltà, con fatica, dimostrando che niente è impossibile,  che diventerà lo slogan dell’azienda di Adolf Dler, Adi Das.

Non hanno vinto i più forti, ma i più bravi. Bravi a crederci, bravi a non mollare mai, bravi a fare un gol in più dell’avversario. Cosa più importante di qualsiasi filosofia di gioco. È l’inizio di una nuova storia, la Germania che adesso può sedersi al tavolo  dei campioni e delle stelle. Mentre per l’Ungheria sarà l’ultima volta, nonostante sia stata una grande nazionale in queste prime edizioni, accarezzando il sogno di vincere il mondiale per ben  due volte, non la rivedremo mai più a questi livelli.

Nell’autunno del 1956, l’Ungheria in sorse contro il governo comunista ha servito all’Unione Sovietica. Le strade di Budapest si riempirono di studenti e operai. Gli atleti dell’omved, la squadra dell’esercito, che erano i beniamini del regime, erano visti dal popolo come simboli di quel potere che stavano cercando di abbattere.

Proprio mentre a Budapest si combatteva, Lomved era impegnato nella neonata Coppa dei Campioni contro l’Athletic Bilbao. E così, mentre i carri armati sovietici entravano a Budapest per schiacciare la rivolta, i giocatori capirono che tornare in patria avrebbe significato subire ritorsioni, prigione o nel migliore dei casi, una vita sotto stretta sorveglianza.

Molti di loro decisero di non fare più ritorno in Ungheria, diventando di fatto degli esuli. Pushkas, in un primo momento creduto morto, fu poi accusato di diserzione, essendo militare. Subì una squalifica di 2 anni. Lontano dal campo, tra depressione e sovrappeso, la sua carriera sembrava destinata a un epilogo buio.

Poi arrivò la chiamata del Real Madrid. Pushkas. si rimise in forma e in coppia con Di Stefano tornò a dominare il calcio mondiale chiudendo la carriera con la gloria che meritava. Anche i suoi compagni Cosic e Zibor andarono a giocare nella Liga, mentre chi decise di rientrare per paura di ritorsioni, si ritrovò con le carriere stroncate e vissero per anni sotto ricatto politico.

Anche i campioni tedeschi ebbero un amaro epilogo. I giocatori furono accusati di aver fatto uso di Pervitin, un farmaco usato durante la Seconda Guerra Mondiale per rendere i soldati più resistenti. Molti giocatori furono trovati con segni ed iniezioni. Loro si difesero parlando di iniezioni di vitamina C, ma è sempre rimasto il dubbio che invece si trattasse davvero di metanfetamina.

Molti si ammalarono di epatite, probabilmente dovuto al fatto che i giocatori si scambiavano le siringhe tra di loro. Si parlò anche di arbitraggio sospetto per quel gol annullato a Puscas. Sono tanti i lati oscuri su questi giocatori e su quella partita, ma come sempre sono illazioni, niente di ufficiale, voci, congiure, sospetti.

Ma la realtà è che su quel campo, nel fango, sotto la pioggia battente, abbiamo assistito a una squadra di giocatori lavoratori, giocatori normalissimi che con tanta volontà e un colpo di genio di Adidas riuscirono a sconfiggere la squadra d’oro che avrebbe dovuto dominare quel torneo, un gruppo di uomini che diede vita al miracolo di Berna.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *